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CPR 21 Aprile

Partito della Rifondazione Comunista

Comitato Politico Regionale – Sardegna

 Alle/ai Componenti del CPR

                                                              Alle/ai componenti del CRG

 

Alle/agli consiglieri e assessori delle province 

di Cagliari, Sassari, Sulcis, Mediocapidano, Ogliastra
Ai tutte/i le/i compagne/i del partito sardo.

Ai consiglieri

di Cagliari, Sassari, Carbonia

Care compagne/i, 

il Comitato Politico Regionale è convocato per domenica 21 aprile p.v., alle ore 10.00 presso la sala congressi del parco archeologico di Santa Cristina (Paulilatino), la segreteria regionale ha ritenuto opportuno, in questa importante fase politica allargare il Comitato Politico Regionale a tutte/i le/i compagne/i della Sardegna, convocando quindi anche l'attivo di tutte/i le/gli iscritte/i del partito sardo, con possibilità di tutte/i di dare il proprio contributo con il proprio intervento.
Preghiamo quindi i compagni del CPR e i segretari Federali di dare ampia pubblicità a questa convocazione, girandola ai propri contatti e circoli.
 
Si discuterà il seguente ordine del giorno:
 
 
1. Situazione politica
2. Dimissioni della segreteria regionale, determinazioni

3. Varie ed eventuali

 

Saluti Comunisti

 

Cagliari, 15/04/2013

 

Vi informiamo altresì che data l'importanza della discussione è altamente probabile che il dibattito si prolunghi oltre l'ora di pranzo per permettere una ampia partecipazione allo stesso.

Alessandro Serra

CPF Cagliari 23 Marzo

EDERAZIONE DI CAGLIARI

COMITATO POLITICO FEDERALE – Cagliari, 23 marzo 2013

Le elezioni politiche di febbraio hanno determinato una condizione di stallo istituzionale con tre schieramenti sostanzialmente alla pari. Lo stravolgimento della volontà popolare con l’attribuzione di un premio di maggioranza abnorme a chi ha preso una manciata di voti in più non ha comunque prodotto la tanto declamata governabilità. E’ necessaria una nuova legge elettorale proporzionale che restituisca dignità e centralità al Parlamento.

 

A queste elezioni, il Partito Democratico riesce a non vincere nonostante le favorevoli previsioni perché paga il sostanziale appiattimento alle politiche montiane.
Le destre non escono sconfitte. Berlusconi è stato protagonista di una rimonta notevole avviata con La netta e repentina presa di distanza da Monti e dall’operato del suo Governo, che pure il PdL aveva sostenuto e tenuto in sella per oltre un anno.
Vince Beppe Grillo che riesce a intercettare il diffuso malcontento con le armi della demagogia e del populismo. Il Movimento cinque stelle rappresenta una risposta sbagliata, e per certi versi pericolosa, a una domanda di cambiamento giusta e reale. I tratti inquietanti del fenomeno Grillo si sconfiggono riaffermando il primato della politica nell’accezione più nobile dell’espressione. Grillo e i grillini brutalizzano la questione morale costituisce invece un elemento imprescindibile per i comunisti.
Perde Monti e con lui le misure recessive del suo Governo. Perdono, ma si salvano la Lega e il SEL. La sinistra complessivamente esce demolita da queste elezioni; tanto quella vendo liana collocata nel centrosinistra quanto quella che si è raccolta attorno a Ingroia.


Il risultato elettorale certifica il fallimento totale della nostra linea politica. Rivoluzione Civile raccoglie a mala pena la metà dei voti necessari per il raggiungimento del quorum. L’autorevole leadership di Antonio Ingroia, una serie di candidature simbolo, il profilo programmatico alternativo e di rottura avrebbero dovuto compensare i limiti oggettivi propri di un’operazione politica confezionata frettolosamente. Invece, Ingroia si è rivelato un uomo giusto nel ruolo sbagliato; le candidature scodellate senza criterio hanno aggiunto difficoltà ulteriori; il messaggio di Rivoluzione Civile è rimasto confinato nella sfera della legalità e non ha saputo rivolgersi alle masse popolari massacrate dalla crisi. Dopo cinque anni siamo riusciti a far peggio della sinistra arcobaleno. Per Rifondazione Comunista la disfatta è definitiva e inappellabile. Le cause della sconfitta non possono essere inquadrate negli ultimi due mesi della nostra vicenda politica. Nel 2008 lanciammo la campagna per il partito sociale e lo slogan “in basso a sinistra”; non abbiamo raccolto alcuno dei risultati auspicati. La lista anticapitalista per le europee del 2009 e più compiutamente la Federazione della Sinistra potevano e dovevano costituire un terreno avanzato su cui cimentarci nella costruzione di una forte, seria, autorevole e credibile sinistra d’alternativa; quel terreno avanzato non c’è più, e per responsabilità anche di Rifondazione. Ci siamo avvicinati alla scadenza elettorale in condizioni di debolezza assoluta e costringendo il Partito all’ennesima virata verso fantomatici movimenti arancioni o consegnandolo all’ultimo umiliante equivoco chiamato “cambiare si può”. Ma le ragioni del disastro hanno radici ancora più profonde; hanno a che fare con la nostra subalternità culturale non solo verso l’attuale quadro politico ma anche, e soprattutto, nei confronti di una più complessiva visione del mondo che ci limitiamo a subire e ovviamente non siamo in grado di aggredire. E’ mancata la parte rifondativa della nostra sfida. Abbiamo saputo riprodurre tutti i peggiori difetti dell’ultimo PCI, senza però averne il peso, non siamo stati capaci di costruire una nostra visione coerente e organica del mondo. Abbiamo lasciato il marxismo a illanguidire in soffitta per andare ecletticamente al traino delle ultime novità radicali (Revelli, Toni Negri, pensiero No-Global, disobbedienza, nonviolenza, ecc.) in un continuo pellegrinaggio ideologico fatto di svolte e contro svolte talmente volubili, e sovente contradditorie, da averci lasciato, in ultima analisi, disarmati, proprio in una fase che doveva essere nostra: quella della crisi organica del capitalismo, segnata dal discredito e dalla disapprovazione popolare per le politiche liberiste. Abbiamo fallito nella premessa del nostro progetto: non abbiamo rifondato né una teoria né una prassi comunista. Dobbiamo fare i conti con gli errori fatti per evitare di ripeterli e imprimere una svolta rispetto al passato.


Il Comitato Politico Federale di Cagliari esprime viva preoccupazione per gli esiti dell’ultima riunione di Comitato Politico Nazionale. La totale assenza di considerazioni autocritiche denota la volontà di insistere su formule fallimentari. Il congelamento delle dimissioni della Segreteria nazionale impedisce una riflessione radicale sulle scelte compiute; impedisce di mettere a tema il rinnovamento dei gruppi dirigenti, l’adeguamento delle forme dell’agire politico e della linea da seguire. Lo straordinario Congresso di fine anno appare come il tentativo, dettato dalla disperazione, di perpetuare la gestione e il controllo su un’organizzazione ormai sfibrata in attesa che fattori esterni restituiscano ruolo e funzione al PRC.
Nel frattempo la diaspora di compagne e compagni militanti si fa preoccupante.


Il percorso tracciato nel dispositivo finale del CPN prevede un’assemblea nazionale dei Segretari di Circolo, periodiche riunioni tra Segretari regionali, Conferenze di ogni genere, una Commissione politica che lavora per otto, nove mesi alla stesura delle tesi congressuali. Tutto questo si aggiunge alla struttura organizzativa del Partito che nel frattempo deve operare. Una fase congressuale così impostata non è praticabile, non lo è per la Federazione di Cagliari.


E’ necessario invece che tutta la comunità di Rifondazione Comunista con tutte le sue esperienze si metta coraggiosamente e generosamente a disposizione per la costruzione di una nuova casa per la sinistra di classe

Documento dell’assemblea degli iscritti del PRC Sulcis-Iglesiente su referendum, Piano Sulcis e scontri del 13 Novembre u.s. a Carbonia.

Oggetto: Documento dell’assemblea degli iscritti del PRC Sulcis-Iglesiente su referendum, Piano Sulcis e scontri del 13 Novembre u.s. a Carbonia.

COMUNICATO STAMPA

 

Si è tenuta in data Venerdì 16 Novembre u.s., nella sede Provinciale di Carbonia, un assemblea degli iscritti del Partito della Rifondazione Comunista del Sulcis Iglesiente.

L’assemblea ha espresso l’intenzione di proseguire nella raccolta firme per i referendum di carattere nazionale che riguardano: il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, l’abrogazione dell’articolo 8 (DL 13 Agosto 2011) e l’abrogazione della riforma pensionistica di Monti e della Fornero. E’ possibile firmare per questi referendum o presso i Comuni del territorio o presso banchetti allestiti nelle principali piazze della Provincia.

L’assemblea ha inoltre discusso di quanto avvenuto a Carbonia in occasione della visita ministeriale. Si esprime positività per il Protocollo d’ Intesa sottoscritto e si ritiene che, sebbene il Piano Sulcis presenti ancora degli aspetti da definire, come ad esempio “chi” ed in quali tempi dovranno essere investiti nel territorio i 451 milioni di euro messi in campo, esso rappresenta un importante strumento per la pianificazione di uno sviluppo differente del territorio, integrato con quello industriale, aperto ad altre tipologie di attività. Il Partito della Rifondazione Comunista ritiene che questo sia un primo e importante passo verso un possibile rilancio del territorio, ma non nasconde il profondo disappunto per la preoccupante situazione di stallo in cui versa la vertenza Alcoa: una cosa appare ormai certa: fino a quando la stessa multinazionale, rimarrà arbitro e giudice di qualsiasi trattativa per la cessione dello stabilimento, questo difficilmente vedrà nuova vita; così come è rimasta insoluta la garanzia degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori indiretti delle imprese di appalto che operavano in Alcoa.

Sugli scontri avvenuti il 13 Novembre a Carbonia in occasione della visita dei ministri, il Partito della Rifondazione Comunista esprime tutta la piena solidarietà con gli operai che lottano e manifestano per difendere il proprio posto di lavoro e per mantenere in vita il territorio, anche se in situazioni difficili come queste è fondamentale respingere le provocazioni, da qualunque parte esse provengano, poiché la degenerazione della lotta non può che essere controproducente per gli stessi obiettivi. A tal proposito il PRC, denuncia altresì il comportamento irresponsabile e fraudolento di qualche politico e dei massimi vertici regionali del sindacato, che come corvi attorno ad un territorio già morto, altro non hanno fatto se non far salire la tensione tra gli operai, con dichiarazioni pregiudizialmente negative sull’esito dell’incontro annunciando probabili fallimenti, rilasciate nei giorni precedenti l’incontro. Facciamo riferimento ad esponenti politici di rilievo nazionale, che con una mano votano i provvedimenti che affossano il nostro territorio e distruggono i diritti degli operai e con l’altra incitano gli operai alla ribellione; esponenti politici, desiderosi solo di essere rieletti (o in Regione o in Parlamento) i quali a Roma sostengono i governi che hanno portato il Paese allo sfascio ed in Sardegna agitano la bandiera della rivolta antigovernativa.

Per l’assemblea degli iscritti, il Segretario Provinciale

Fabio Desogus

Carbonia 16/117”012

Rifondazione sostiene la giusta lotta degli studenti universitari

L'allarme diritto allo studio in Sardegna sta raggiungendo livelli di criticità intollerabili. Gli studenti quest'anno sono messi letteralmente in ginocchio, quasi uno studente su due, che avrebbe diritto alla borsa di studio, ricade nella ridicola categoria degli “idonei non beneficiari” e i pochi posti letto nelle case dello studente sono stati ulteriormente ridotti.
Non soltanto le politiche ministeriali di questi ultimi anni hanno smantellato il diritto allo studio ma i provvedimenti della giunta regionale sono stati pari a zero se non dannosi. Si chiudono case dello studente (a fronte di cospicui finanziamenti per il College Sant'Efisio), nessuna costruzione di nuove mense è stata messa in campo, nessun provvedimento è stato preso contro il mercato degli affitti in nero, ormai denunciato in lungo e largo dall'associazionismo studentesco.
 
La giusta mobilitazione studentesca di questi giorni è la naturale conseguenza dell'assenza di politiche tese a tutelare il diritto all'istruzione. Rifondazione comunista appoggia la lotta degli studenti universitari condividendo le denunce e le priorità politiche che le associazioni sono in grado di mettere al centro dell'agenda politica.
 
La regione Sardegna ha bisogno di una legge regionale sul diritto allo studio che metta al centro gli studenti sardi, con le loro particolarità, le loro esigenze e valorizzando le loro capacità in una dimensione europea. Occorre aumentare il fondo per per le borse di studio definendo parametri di reddito e merito negli studi e integrando il diritto allo studio con una buona politica sui servizi essenziali, a partire dagli spazi, passando per alloggi e mense.
 
Matteo Quarantiello
Dipartimento regionale Conoscenza PRC Sardegna

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